Storia dell’illustrazione: Parte 1 – L’antichità

Ripercorrere la storia dell’illustrazione significa osservare non solo l’evoluzione di uno stile o di una tecnica, ma soprattutto il modo in cui l’umanità ha progressivamente imparato a pensare per immagini. Dalle pareti di una grotta ai pixel di uno schermo, ogni epoca ha ridefinito il ruolo dell’immagine illustrata in relazione ai propri strumenti e ai…


Ripercorrere la storia dell’illustrazione significa osservare non solo l’evoluzione di uno stile o di una tecnica, ma soprattutto il modo in cui l’umanità ha progressivamente imparato a pensare per immagini.

Dalle pareti di una grotta ai pixel di uno schermo, ogni epoca ha ridefinito il ruolo dell’immagine illustrata in relazione ai propri strumenti e ai propri sistemi culturali: dal rito alla conoscenza, dalla propaganda alla comunicazione di massa, fino alla simulazione digitale.

Eppure, nonostante le trasformazioni tecnologiche, rimane costante la sua funzione originaria: costruire visioni che organizzano il significato.

I primi segni organizzati

Prima di diventare una disciplina, l’illustrazione è stata un gesto. Un gesto primordiale e necessario: tracciare un segno per imprimere nel tempo una informazione. In questo senso, l’illustrazione preistorica (cioè precedente alla scrittura) non è soltanto una forma espressiva arcaica, ma può essere considerata una vera e propria innovazione tecnologica, paragonabile, per impatto, alla macchina a vapore o al computer.

Con l’immagine tracciata, la comunicazione smette di essere vincolata al presente. Il segno introduce una distanza temporale: chi produce il messaggio e chi lo riceve non devono più essere contemporanei. È il primo dispositivo di memoria esterna.

Le prime tracce non appartengono solo all’Homo sapiens. Alcune pitture rupestri europee, datate a circa 64.000 anni fa, sono attribuite ai Neanderthal, secondo studi oggi ampiamente accettati, anche se ancora discussi. Altre testimonianze, come quelle della grotta di Leang Tedongnge in Indonesia (circa 45.500 anni fa), mostrano alcune delle più antiche rappresentazioni figurative conosciute, già legate alla capacità simbolica dell’Homo sapiens.

Astrazione, simbolismo e sintesi visiva.

I Sapiens, sviluppano una maggiore capacità di sintesi visiva rispetto agli altri ominidi: più astrazione, sistemi simbolici più complessi e, probabilmente, un linguaggio più articolato. L’astrattismo e il simbolismo possono essere letti come una delle chiavi del successo dei Sapiens, in quanto permettono una maggiore sintesi e trasmissione delle informazioni. Proprio sulla sintesi visiva attraverso l’astrazione ho dedicato un articolo molto interessante.

Le pitture rupestri paleolitiche raffigurano principalmente grandi animali selvatici (come buoi, bisonti e cavalli insieme a impronte di mani, segni della presenza umana). L’antropologo Leroi-Gourhan ha individuato una struttura simbolica ricorrente: bovini associati al principio femminile ed equini a quello maschile. Realizzate con pigmenti naturali (vegetali o animali), queste immagini non sono semplici rappresentazioni del reale, ma segni pensati per caricare lo spazio di significato simbolico o rituale.

In questo modo, gradualmente a partire dal pittogramma, ovvero un insieme di segni organizzati capaci di rappresentare in modo sintetico la realtà, si passò all’ideogramma in grado di rappresentare non più un oggetto ma un concetto, una idea, una sensazione.

Nel corso dei millenni, questo gesto non perde mai la sua natura ambigua: tra rappresentazione e interpretazione. L’illustrazione resta così un dispositivo cognitivo, uno strumento attraverso cui il pensiero prende forma e si rende condivisibile. Possiamo leggere questo processo come una progressiva biforcazione dell’illustrazione in due direzioni:

  1. Illustrazione informativa – Scrittura per simboli
  2. Illustrazione rappresentativa – Arte e artigianato

Mentre la prima presuppone un codice condiviso, la seconda è pura espressione che ha come fine quello di suscitare emozioni e sensazioni. La prima è finalizzata a trasmettere un’informazione con lo sforzo minore, la seconda è finalizzata a esprimere il concetto dell’autore.

Solo in un secondo momento si afferma, parallelamente, una terza linea evolutiva: l’illustrazione descrittiva. Qui l’immagine non è né puramente simbolica né esclusivamente espressiva, ma diventa uno strumento di osservazione e spiegazione. Da questa tradizione emergerà il disegno tecnico, fondamento dell’architettura, dell’ingegneria e, più tardi, del design moderno.

Nei prossimi capitoli approfondiremo il percorso dell’illustrazione rappresentativa ma se volete scoprire l’evoluzione della scrittura potete leggere questo articolo dedicato.

Origini dell’arte illustrata

Fin dalle sue prime manifestazioni, l’arte illustrata si configura come uno strumento potente, capace di fissare sulla pietra racconti, emozioni, credenze e visioni del mondo. Le prime civiltà complesse, sotto il profilo sociale, trovarono proprio nella rappresentazione visiva un mezzo fondamentale per esprimere e trasmettere i propri sistemi simbolici.

In origine, l’illustrazione rimane legata alla superficie architettonica: partendo dalle pareti delle grotte fino a quelle di case, templi e palazzi, grazie allo sviluppo delle tecniche di pittura murale. L’illustrazione nel senso più vicino a quello moderno però, nasce nel momento in cui l’immagine si svincola dal luogo in cui viene creata e comincia a essere impressa in papiri, pergamene, e oggetti trasportabili.

L’illustrazione egizia

Con i primi disegni su papiri, oggetti e altri materiali trasportabili, la rappresentazione visiva si libera dalla fissità dello spazio. L’immagine diventa così trasportabile: nasce una comunicazione visiva mobile, non più legata a un luogo specifico ma capace di circolare nello spazio oltre che nel tempo.

Già nell’antico Egitto, immagini a carattere religioso venivano tracciate su papiro, dando origine a un primo rapporto strutturato tra testo e rappresentazione figurativa. I papiri illustrati sono documenti antichi in cui il testo è accompagnato da immagini e decorazioni, creando una forma precoce di testo illustrato. Gli esempi più noti provengono dall’Antico Egitto, come il celebre Libro dei Morti.

Tuttavia, anche se oggi consideriamo l’illustrazione un’arte separata dalla pittura, per comprenderne le origini è necessario studiare la pittura muraria antica, poiché è di essa abbiamo maggiori testimonianze di come si evolvono aspetti come composizione, narrazione, gerarchia delle figure e costruzione dello spazio.

L’arte muraria egizia

L’arte muraria egizia è tra le più antiche forme complesse e sistematiche di illustrazione, che possiamo fare risalire alle Tombe e templi dell’Antico Regno, circa 3000 a.C. Nei secoli essa si sviluppò in un sistema visivo altamente codificato, regolato da convenzioni formali e simboliche precise, con finalità religiose e funerarie.

Le immagini, realizzate con pigmenti naturali su intonaco asciutto, non mirano a riprodurre la realtà visibile, ma a rappresentare una verità simbolica funzionale al contesto religioso e ultraterreno.

Le figure seguono regole formali precise (con teste e arti di profilo e busti frontali) e sono organizzate secondo gerarchie dimensionali che riflettono l’importanza dei soggetti, escludendo qualsiasi costruzione prospettica. L’integrazione con i geroglifici contribuisce, inoltre, a creare un sistema unitario in cui comunicazione visiva e verbale si fondono in un linguaggio complesso.

L’arte e la cultura egizia influenzarono profondamente le civiltà del Mediterraneo. In particolare, questo patrimonio visivo si riflette nelle culture pre-elleniche che si svilupparono nei territori destinati a diventare il nucleo della civiltà greca, come quelle minoica, micenea e, in seguito, dorica.

L’arte muraria minoica

In parallelo, nel mondo egeo, si sviluppa l’arte minoica. Sviluppatasi a Creta tra il III e il II millennio a.C., l’arte muraria minoica rappresenta una delle prime forme di pittura muraria propriamente decorativa e narrativa del Mediterraneo. A differenza della rigidità simbolica egizia, gli affreschi minoici si distinguono per un linguaggio visivo più dinamico e naturale: figure umane, animali e motivi vegetali sono rappresentati con linee fluide, senso del movimento e colori vivaci.

Le scene (come le celebri taurocatapsie o salti acrobatici sul toro) non seguono schemi rigidi, ma restituiscono una percezione immediata della vita, del rito e della natura. Anche lo spazio, pur non essendo costruito secondo una prospettiva scientifica, appare più libero e ariosoAnche lo spazio, pur non essendo costruito secondo una prospettiva scientifica, appare più libero e arioso. Ne deriva un effetto di leggerezza con una maggiore espressione creativa. Benché si possono osservare molti elementi tecnici e stilistici in comune con la pittura egizia, l’arte pittorica minoica ci appare meno vincolata a codici precisi e più orientata alla decorazione degli ambienti.

In questo senso, la pittura minoica segna un passaggio importante: una rappresentazione più sensibile all’esperienza visiva e al movimento, anticipando alcune delle tensioni naturalistiche che si svilupperanno pienamente nel mondo greco e romano.

Sviluppo dell’illustrazione occidentale

Per millenni, le popolazioni del Mediterraneo centro-orientale furono legate alla sfera culturale del Vicino Oriente. Tuttavia, l’arte greca sviluppò progressivamente una propria identità, allontanandosi dai modelli orientalizzanti e fondando i canoni della cultura occidentale. Al centro di questo nuovo sistema visivo si collocano l’uomo, la ragione e la ricerca di una perfezione estetica basata su equilibrio e proporzione.

Per “arte greca” si intende la produzione artistica delle popolazioni di lingua ellenica che, dopo le civiltà minoica e micenea, abitarono la penisola ellenica, le isole dell’Egeo e dello Ionio, nonché le numerose colonie fondate in Asia Minore, Mar Nero e Italia meridionale. Queste comunità svilupparono nel tempo una tradizione progressivamente svincolata dall’influenza orientale, dando forma a un linguaggio figurativo destinato a diventare il fondamento dell’arte occidentale.

L’espansione della civiltà greca, in particolare verso l’Italia, favorì infatti la diffusione dei suoi modelli visivi, influenzando profondamente la cultura etrusca e contribuendo in modo determinante alla formazione dell’arte romana. In questo processo si definisce un sistema rappresentativo che, attraverso successive trasformazioni, costituirà la base della tradizione figurativa europea.

L’evoluzione dell’arte visiva greca

Nel corso della sua evoluzione, insieme all’architettura e alla scultura, l’arte pittorica greca ha definito gli ideali di armonia, equilibrio e proporzione passando attraverso quattro periodi principali:

Geometrico (1050–700 a.C.) – Fase iniziale dell’arte greca, caratterizzata da un linguaggio fortemente astratto e decorativo. Le forme sono ridotte a schemi geometrici rigorosi (meandri, triangoli, cerchi) e le figure umane appaiono stilizzate. È un periodo di ordine formale e costruzione del linguaggio visivo, ancora lontano dal naturalismo.

Arcaico (700–480 a.C.) – Periodo in cui si stabiliscono i primi canoni stilistici dell’arte greca. Le opere presentano rigidità formale e schemi ancora influenzati dalle civiltà orientali ed egizie (come nei kouroi e korai), ma iniziano a emergere la ricerca di proporzione e rappresentazione naturalistica;

Classico (480–323 a.C.) – Fase di massimo equilibrio e perfezione formale, segnata da un ideale di armonia, misura e razionalità. L’arte raggiunge una rappresentazione naturalistica matura, con attenzione alle proporzioni ideali e al movimenti, definendo canoni di ordine e bellezza universale che caratterizzeranno tutta l’arte occidentale fino ai tempi più moderni;

Ellenistico (323–31 a.C.) – Periodo di espansione culturale dopo le conquiste di Alessandro Magno, caratterizzato da maggiore dinamismo, espressività e realismo. L’arte si fa più drammatica e individuale, esplorando emozioni, tensioni e scene quotidiane che rompono l’equilibrio ideale del periodo classico.

L’illustrazione nella Ceramografia

Fino a noi sono giunti solo rari frammenti di illustrazioni su supporti scrittori del mondo classico. Anche se l’introduzione della pergamena, ottenuta dalla lavorazione di pelli animali, consentì, successivamente, una maggiore resistenza e versatilità dei supporti, favorendo la produzione di testi illustrati che inizialmente si presentavano ancora in forma di rotolo.

Una testimonianza più ricca e continua dell’immagine greca, invece, si conserva nella ceramica e nell’arte vascolare, grazie alla straordinaria durata di questi reperti archeologici. La decorazione dei vasi rappresenta infatti una delle principali fonti per comprendere il linguaggio figurativo greco e le sue modalità narrative.

Questa forma di arte decorativa non è isolata, ma segue un percorso evolutivo parallelo a quello dell’intera produzione visiva greca, passando da schemi astratti e geometrici a un linguaggio figurativo sempre più articolato, narrativo e maturo. Attraverso le superfici dei vasi si sviluppa così una vera e propria pratica illustrativa, capace di raccontare miti, rituali e scene di vita quotidiana con crescente complessità.

Anche in questo ambito è possibile individuare almeno quattro fasi principali nell’evoluzione del linguaggio visivo, che riflettono le trasformazioni più ampie della cultura artistica greca:

  1. Periodo geometrico – 1050-700 a.C.
  2. Periodo occidentalizzante – dal 700 a.C.
  3. Periodo delle Figure nere – VII–VI secolo a.C.
  4. Periodo delle Figure rosse – a partire dal 530 a.C.

Durante il periodo geometrico, a partire dal “Medioevo ellenico”, si sviluppano le principali tecniche di decoro. La decorazione vascolare è dominata da motivi regolari e ripetitivi (meandri, rombi e cerchi) organizzati in fasce orizzontali.

Questo sviluppo si inserisce in un contesto culturale in evoluzione. È un periodo segnato dalla reintroduzione dell’alfabeto e dalle prime spinte verso l’espansione nel Mediterraneo.

Nel periodo orientalizzante, dal 700 a.c., influenze provenienti dal Vicino Oriente introducono motivi come animali fantastici, sfingi e decorazioni floreali, segnando un progressivo abbandono dell’astrazione geometrica.

Il passaggio verso uno stile più naturale e dinamico avviene, però, attraverso le tecniche a figure nere e, successivamente, a figure rosse. Con la tecnica a figure nere, le sagome venivano dipinte con una vernice scura sull’argilla e rifinite tramite incisione, mentre la successiva tecnica a figure rosse invertiva il processo, lasciando le figure nel colore naturale del vaso e permettendo una resa anatomica più fluida e dettagliata.

L’illustrazione in Italia

A partire dal periodo arcaico, la civiltà ellenica si espande in Italia. Già dal 735 a.C. sono documentate colonie greche in Sicilia, in particolare Naxos, Siracusa e Messina. Tra il periodo Arcaico e quello Classico, il linguaggio figurativo greco si diffonde rapidamente nell’Italia meridionale e viene assimilato e rielaborato dalle civiltà italiche centro-meridionali con cui entra in contatto.

La pittura e l’illustrazione assumono un ruolo rilevante nella produzione artistica dell’Italia centro-meridionale, come dimostrano le decorazioni delle tombe etrusche, apule e campane, oltre alle testimonianze delle fonti letterarie.

In particolare, l’arte etrusca conobbe una significativa evoluzione grazie all’influenza prima orientale e poi greca, che venne reinterpretata secondo una sensibilità locale. Gli Etruschi svilupparono infatti un linguaggio figurativo autonomo, in cui la dimensione narrativa e simbolica assume un ruolo centrale, soprattutto nell’ambito della pittura funeraria.

Con l’espansione della Repubblica romana in Italia, la tradizione artistica ellenica e quella italica vennero progressivamente assorbite e rielaborate dalla civiltà romana. Non solo vasi, mosaici e manufatti decorativi, ma anche l’arte dell’affresco conobbe un ampio sviluppo, diventando uno dei principali mezzi espressivi. In questo ambito, l’illustrazione raggiunge una resa sempre più naturalistica, capace di rappresentare lo spazio, il corpo e la quotidianità con grande efficacia.

Il nuovo ellenismo

Tra la fine del periodo repubblicano e l’inizio di quello imperiale, l’arte visiva romana raggiunge una maturità tecnica, estetica ed espressiva rimanendo, in un certo senso, legata alle sue origini elleniche.

Con l’espansione dell’Impero romano, a partire dal I secolo d.C., la cultura figurativa di matrice ellenistica, ormai radicata nella cultura visiva romana, si diffonde ben oltre i confini originari del mondo greco, raggiungendo territori mai toccati neanche dalle conquiste di Alessandro Magno. Attraverso affreschi, mosaici e supporti mobili, il linguaggio naturalistico e narrativo si radica nelle province romane, adattandosi alle diverse culture locali ma mantenendo una matrice comune.

Un esempio emblematico è rappresentato dai ritratti del Fayum (I–III secolo d.C.), realizzati in Egitto su tavole lignee applicate alle mummie. In queste opere, la resa naturalistica del volto, l’uso della luce e la profondità psicologica derivano direttamente dalla pittura greca, mentre il contesto funerario rimane profondamente legato alla tradizione egizia. Il risultato è un linguaggio ibrido e sorprendentemente moderno, in cui l’individualità del soggetto emerge con forza.

In questo senso, l’arte pittorica romana può essere letta come l’estensione e la trasformazione dell’eredità ellenistica: un sistema visivo che, attraverso l’Impero, si diffonde su scala globale e stabilisce le basi per lo sviluppo della rappresentazione nell’arte occidentale.

In questo contesto emergono le prime testimonianze documentate di illustrazione su pergamena. L’arte figurativa conosce uno sviluppo significativo, evolvendo da una fase iniziale ancora stilizzata e fortemente narrativa verso una resa sempre più naturalistica, caratterizzata da una maggiore attenzione allo spazio, alla luce e alla profondità illusionistica.

Durante l’età romana l’immagine assume un ruolo sempre più diffuso e articolato, trovando applicazione in numerosi ambiti e supporti. Tuttavia, lo sviluppo dell’illustrazione come pratica autonoma, avvicinabile a una concezione moderna, si manifesta in modo più evidente nei secoli del tardo Impero. È in questo periodo che l’immagine si integra stabilmente con il testo all’interno del codice, dando origine a una nuova forma di comunicazione visiva.

Un esempio emblematico di questa fase è il Vergilius Romanus (V secolo d.C.), uno dei più antichi manoscritti miniatici illustrati a noi pervenuti, che può essere considerato tra i primi esempi di illustrazione libraria in senso compiuto.

Con l’avvento e la diffusione del Cristianesimo, l’illustrazione manoscritta conobbe un notevole sviluppo. I codici venivano decorati con immagini realizzate a tempera e arricchite da inserti in foglia d’oro, dando vita a un linguaggio visivo complesso, in cui funzione narrativa, simbolica e ornamentale si integravano in modo sempre più sofisticato.

Conclusione

Questo e altri argomenti saranno approfonditi nel prossimo articolo di questa rubrica che esplorerà l’evoluzione dell’illustrazione dai manoscritti fino all’epoca vittoriana.

Dalle pareti di una grotta ai supporti digitali contemporanei, il gesto di tracciare un segno continua a essere lo strumento attraverso cui l’uomo organizza, conserva e trasmette il proprio pensiero. In questa prima parte abbiamo esplorato le origini dell’illustrazione scoprendo il forte legame con la scrittura e la pittura. In questo senso, dall’illustrazione deriva l’intero sistema della comunicazione visiva.

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