Il progettista grafico e la sua responsabilità

Introduzione

Nei precedenti articoli abbiamo parlato dei concetti fondamentali del design come l’astrazione e la semplicità. In questo articolo vedremo come l’attività creativa può contribuire a produrre elementi di comunicazione per il marketing operativo e più in generale per la comunicazione visiva.

Entreremo nel merito del progetto grafico, di cosa esso rappresenta e di come può influenzare la società. In particolare modo, rifletteremo su cosa vuol dire progettare la comunicazione visiva. Una riflessione sul lavoro del graphic designer e sull’approccio a questo tipo di disciplina.

Cosa NON è il graphic design

Solitamente, con il termine grafico ci si riferisce ad un professionista in grado di utilizzare il computer e i vari software di grafica. La figura del grafico è spesso vista come: “un informatico specializzato nell’utilizzo di appositi programmi”. Questo modo (Tutto Italiano) di concepire questa professione è assolutamente errato. I designer grafici più importanti hanno cominciato la loro carriera molto prima dell’invenzione e della diffusione dei computer. Per molto tempo, infatti, la computer grafica è stata uno strumento completamente inutile per un grafico, il suo impiego intensivo è in realtà molto recente, collocabile verso la seconda metà degli anni novanta.

Un’altro errore è pensare che un grafico debba necessariamente saper disegnare, dipingere o addirittura elaborare le fotografie. Benché molti designer sono anche bravi illustratori o fotografi, l’arte non ha nulla a che fare con l’obbiettivo del progetto grafico, anche se può sicuramente essere un valido strumento del designer.

Cos’è il progettista grafico

Un graphic designer è, prima di tutto, un progettista! Il suo lavoro è molto più simile a quello di un architetto che a quello di un artista. Egli può essere definito l’architetto della comunicazione, che utilizza gli stessi strumenti utilizzati dagli architetti edili e dai progettisti industriali per realizzare artefatti nel settore della comunicazione visiva. Albe Steiner, grafico di riferimento del design italiano del secondo dopoguerra, scrisse nel suo celebre libro “Il mestiere di grafico“, scritto nel (1978):

…Il progettista grafico dev’essere sempre più orientato scientificamente, non è un venditore di fumo. La sua è una vera specializzazione.

Questa frase è importante per capire il vero ruolo del grafico, che non è tanto quello di creare ma più che altro di progettare. Le illustrazioni, le foto, i caratteri tipografici e la computer grafica sono degli strumenti che il progettista può utilizzare per sviluppare un artefatto. Il termine grafico risulta a questo punto improprio, sarebbe opportuno utilizzare progettista grafico o graphic designer.

La Creatività e lo studio

Due valori che ogni graphic designer dovrebbe possedere sono sicuramente la creatività e la studio.

La creatività è innata, la capacità progettuale, invece, si può acquisire solo con lo studio e l’esercizio della mente.

Con la creatività si può essere artisti, con lo studio si può essere progettisti. Il graphic design è fatto di pochi elementi che devono essere sapientemente dosati dal progettista:

  • Forma. Perché con essa si da dimensione alle idee, si da una dimensione fisica, si da vita rendendo concreta una certa intuizione comunicativa.
  • Colore. Perché con esso si creano i rapporti tra le forme, si crea un moto tra contrasti e ritmi.
  • Equilibrio. Queste forme e questi colori non sarebbero utili ne fruibili senza un equilibrio che li colloca nella giusta posizione, che gli da la giusta dimensione, creando il giusto rapporto tra le ”cose”.

Graphic design vuol dire “continua ricerca di canoni e di e di equilibri“. Un esempio sono gli studi sui rapporti aurei, di cui abbiamo parlato in questo articoloIl graphic design è l’arte dell’equilibrio:

Arte applicata, che ha il preciso scopo di esercitare un atto comunicativo attraverso la progettazione e lo studio degli spazi, al fine di trovare il giusto equilibrio tra gli elementi per sviluppare un artefatto efficace per tutti, duraturo e trasversale.

La responsabilità

Un progettista grafico, al pari di un architetto, influenza e “modifica” la società. Ogni suo artefatto diventa un elemento visivo che arricchisce le città, il web e le nostre case. Un buon artefatto produce qualità che viene introdotta nella società, un artefatto scadente produce inquinamento visivo, che si diffonde come una macchia, influenzando la cultura visiva di chi vi entra in contatto. Un mestiere come quello del graphic designer non può essere preso alla leggera, esso ha un impatto incisivo sulla società. Sempre Albe Steiner disse:

Il grafico di fronte al pubblico ha una grande responsabilità.
Il grafico che si rispetti deve ritirarsi quando capisce che il prodotto è scadente. Può influire negativamente sullo sviluppo di un bambino, per esempio, o sullo sviluppo culturale della gente.

La sintesi

Per raggiungere questo equilibrio il progettista necessita di una abilità imprescindibile: La capacità di “sintesi. Una freccia, ad esempio, se disegnata in maniera realistica e dettagliata risulta eccessiva per una comunicazione funzionale e immediata. Se la freccia viene sintetizzata e ridotta ad un semplice segno, ecco che si ottiene qualcosa che non è la rappresentazione oggettiva della freccia ma una entità grafica che ne rappresenta il senso.

Lo sviluppo delle arti grafiche va di pari passo allo sviluppo della capacità umana di comunicare tramite “segni”. Dapprima attraverso pittogrammi che sintetizzavano il mondo che lo circondava, attraverso dei segni grafici; poi con i fonogrammi e quindi con lo sviluppo della scrittura. L’uomo ha sviluppato segni e simboli, nel corso della storia, dal  significato antropologico e universale; segni che esprimono significati assoluti indipendentemente dal tempo e dalla cultura.

Conclusione

Questo lavoro di sintesi è un modo per rappresentare e comunicare con il mondo che ci circonda. La sintesi si ottiene grazie alla capacità di astrazione e semplicità, concetti fondamentali che potete approfondire in questo articolo. Per diventare un vero progettista bisogna dunque studiare e conoscere una metodologia progettuale, per sfruttare la propria creatività per il fine ultimo: La comunicazione.

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Autore dell'articolo: Roberto Maiolino

Docente presso Alps Digital Academy | Founder & Editor presso Grafik | graphic & web designer freelance

4 commenti su “Il progettista grafico e la sua responsabilità

    Valentina

    (25/11/2017 - 21:15)

    Che bell’articolo! anche secondo me il termine “grafico” andrebbe abolito e sostituito con “progettista grafico”. C’è molta ignoranza su come sia il nostro lavoro e su quale sia esattamente il nostro compito. Articoli come questo ci aiutano a spiegare bene chi siamo e cosa facciamo.

      Roberto Maiolino

      (26/11/2017 - 01:18)

      Ciao Valentina, grazie per il commento. Spesso si sottovaluta l’importanza del nostro lavoro e anche per questo in Italia figure come la nostra non trovano lo spazio che meritano. Spero che questo articolo sia in qualche modo utile. Grazie ancora!

    Giulia

    (26/11/2017 - 10:33)

    Ottima sintesi del concetto di graphic designer. Il punto, secondo me, è che in italia si fa tantissima confusione sulla terminologia anglosassone, pensando che un ruolo come il grafico significhi un “tuttofare smanettone che sa giocare col pc”. Non è il primo articolo che leggo sull’argomento. Purtroppo anche gli annunci di lavoro fanno molta confusione sui ruoli specifici che ha un graphic designer. Secondo me bisognerebbe abolire a priori i termini anglosassoni e inserire solo quelli in italiano. Graphic designer vuol dire progettista gtafico, ma in che modo? E in quale settore? Se venissero utilizzati solo i termini in italiano, secondo me ci sarebbe molta meno confusione sulle specifiche del ruolo del progettista grafico.

      Roberto Maiolino

      (26/11/2017 - 14:51)

      Ciao Giulia, grazie del commento. Sono pienamente d’accordo con te. La lingua italiana è diventata una lingua fortemente influenzata da termini stranieri (soprattutto anglosassoni) e neologismi. Questi termini vengono utilizzati anche impropriamente, proprio perché vanno a sostituire parole italiane che non coincidono esattamente con con la loro traduzione diretta. Nel nostro campo succede con il termine “logo” (Utilizzato indistintamente per indicare logotipi o marchi), succede con il termini “font” e “typeface”; Succede con “graphic design”, utilizzato per indicare mestieri molto diversi dal progettista. Anche io sono d’accordo nel utilizzare termi Italiani quando è possibile.

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