Il progettista grafico e la sua responsabilità

Introduzione

Nei precedenti articoli abbiamo parlato dei concetti fondamentali del design come l’astrazione, la semplicità e la sintesi. 

Questo articolo , però è diverso, non parla di graphic design ma del graphic designer. In particolare, rifletteremo su “cosa vuol dire Graphic design” attraverso una riflessione sulla figura professionale del progettista grafico , sul suo ruolo e sulle competenze che dovrebbe possedere, con un’analisi sull’importanza di questa figura nella società.

“Cosa NON è” un graphic designer

Cominciamo a dire cosa non è (dovremmo dire “chi non è” ma la forzatura è voluta) un graphic designer: Non è un fotografo, non è un illustratore, non è un modellatore 3D, non è un tipografo non è “uno che fa fotomontaggi”.

É un errore assai diffuso quello di pensare che un grafico debba necessariamente saper disegnare o scattare fotografie. Benché molti designer sono anche bravi illustratori o fotografi, in realtà l’arte e l’artigianato non hanno nulla a che fare con il progetto grafico. Queste ed altre attività (come la computer grafica o la modellazione 3D) sono competenze supplementari che possono arricchire la figura del graphic designer, strumenti che egli può utilizzare per i propri progetti ma non sono da considerarsi competenze essenziali.

“Cos’è” un graphic designer

Un graphic designer è, prima di tutto, un progettista. Il suo lavoro è molto più simile a quello di un architetto che a quello di un artista. Egli può essere definito come l’architetto della comunicazione visiva e utilizza gli stessi strumenti utilizzati dagli architetti e dai progettisti industriali per realizzare artefatti nell’ambito dell’editoria, dell’advertising e della comunicazione digitale.

Il graphic designer non crea, non costruisce egli principalmente progetta, ovvero (parafrasando una definizione di Bruno Munari), trova una soluzione partendo da un problema.

La spinta creativa del progettista grafico non è il proprio bisogno di esprimersi, egli non fa qualcosa che corrisponde al suo personale gusto estetico. Egli compie le scelte più efficaci secondo il suo studio e la sua scienza.

La responsabilità

Albe Steiner, grafico di riferimento del design italiano del secondo dopoguerra, scrisse nel suo celebre libro “Il mestiere di grafico

“, scritto nel (1978):

…Il progettista grafico dev’essere sempre più orientato scientificamente, non è un venditore di fumo. La sua è una vera specializzazione.

Un progettista grafico, al pari di un architetto, influenza e “modifica” la società. Ogni suo artefatto diventa un elemento visivo che arricchisce le città, il web e le nostre case. Un buon artefatto produce qualità che viene introdotta nella società, un artefatto scadente produce inquinamento visivo, che si diffonde come una macchia, influenzando la cultura visiva di chi vi entra in contatto.

Un mestiere come quello del graphic designer non può essere preso alla leggera, esso ha un impatto incisivo sulla società. Quando un progettista grafico si dedica alla comunicazione d’impresa o all’advertising la sua responsabilità cresce nei confronti dei consumatori, egli non è solo un mestierante che presta la sua arte, egli si fa complice del messaggio che veicola. Sempre Albe Steiner disse:

Il grafico di fronte al pubblico ha una grande responsabilità.
Il grafico che si rispetti deve ritirarsi quando capisce che il prodotto è scadente. Può influire negativamente sullo sviluppo di un bambino, per esempio, o sullo sviluppo culturale della gente.

Albe Steiner, foto dalla mostra “Licalbe Steiner” a Urbino

Che confusione, sarà perché ti “grafico”

Adesso facciamo un chiarimento, con il termine generico “grafico“, oggi, comunemente ci si riferisce ad un qualunque professionista in grado di utilizzare il computer e i vari software di grafica. La figura del grafico è erroneamente vista come: “un informatico specializzato nell’utilizzo di programmi di computer grafica”.

Quando però si utilizza il termine “grafico” nell’ambito della comunicazione visiva, quindi come abbreviazione dell’espressione italiana progettista grafico, questa definizione risulta completamente errata. Quindi, l’utilizzo del termine “grafico” risulta essere improprio, sarebbe opportuno utilizzare le espressioni progettista grafico o graphic designer.

Il computer non è cosa da grafici

Tra tutte le competenze che un progettista grafico deve avere, quella dell’utilizzo dei software di grafica e la meno importante (anche se oggi diventa sempre più richiesta da quelle aziende che ricercano capacità più operative che progettuali).

Basti pensare che i designer grafici più influenti della storia non hanno mai utilizzato un computer. La storia del graphic design, infatti, si può far risalire dalla diffusione della stampa a caratteri mobili nel ‘400 (vedi LA NASCITA DELLA SCRITTURA E DELLA STAMPA) e dei canoni grafici che da allora in poi si cominceranno a delineare (il graphic design ha in realtà radici profonde quanto la storia della scrittura).

Non solo, in epoca contemporanea, per molto tempo dopo la diffusione del computer, la computer grafica è stato uno strumento poco utilizzato dai progettisti grafici, il suo impiego sistematico è in realtà molto recente, collocabile verso la seconda metà degli anni novanta o poco prima. Quindi, gran parte dei grafici più influenti dello scorso secolo non hanno mai utilizzato un computer per progettare.

Cosa deve saper fare un graphic designer

Vi starete chiedendo: “Allora, cosa deve sapere e saper fare un progettista grafico?”

Un graphic designer deve essere in grado di trovare soluzioni creative a problemi di comunicazione visiva, partendo dalle informazione che ha a disposizione, prevedendo eventuali criticità e tenendo in considerazioni tutta una serie di variabili che influiscono sull’efficacia del risultato finale.

Se fossimo nell’edilizia, egli non sarebbe il muratore che costruisce il muro ma l’ingegnere o l’architetto che decidono che quel muro deve stare li. Per semplificare, diciamo che il grafico non realizza un volantino ma lo progetta, a realizzarlo ci pensa il tipografo. Il grafico consegna solo il progetto, solo le informazioni per la realizzazione dell’artefatto, come fa l’architetto con l’impresa edile che deve realizzare l’edificio.

Un tempo il progetto, queste informazioni, erano su supporti fisici ad esempio su carta, oggi la tecnologia informatica ci permette di averle in forma virtuale, in un file che funge da prototipo. Quando il grafico consegna il file di un catalogo al tipografo, gli sta consegnando il prototipo è il tipografo che con le sue capacità e competenze deve poi realizzare realmente l’artefatto.

La creatività e lo studio: il mix perfetto

Due valori che ogni graphic designer dovrebbe possedere sono sicuramente la creatività e la studio. Con la creatività si può essere artisti, con lo studio si può essere progettisti.

La creatività è innata, la capacità progettuale, invece, si può acquisire solo con lo studio e l’esercizio della mente.

Lo studio permette di acquisire le conoscenze storiche, tecniche e teoriche necessarie per convogliare la creatività in nel flusso produttivo. Il graphic design è fatto di pochi elementi che devono essere però sapientemente dosati dal progettista:

  • Forma. Perché con essa si da dimensione alle idee, si da una dimensione fisica, si da vita rendendo concreta una certa intuizione comunicativa.
  • Colore. Perché con esso si creano i rapporti tra le forme, si crea un moto tra contrasti e ritmi.
  • Equilibrio. Queste forme e questi colori non sarebbero utili ne fruibili senza un equilibrio che li colloca nella giusta posizione, che gli da la giusta dimensione, creando il corretto rapporto tra le ”cose”.

Graphic design è in un certo senso la “continua ricerca di canoni e di equilibri“. Un esempio sono gli studi sui rapporti aurei, di cui abbiamo parlato in questo articoloIl graphic design è l’arte dell’equilibrio:

La sintesi: una strada per l’equilibrio

Per raggiungere questo equilibrio il progettista necessita di una abilità imprescindibile: La capacità di “sintesi o meglio di sintetizzare il mondo che ci circonda. Una freccia, ad esempio, se disegnata in maniera realistica e dettagliata risulta eccessiva per una comunicazione funzionale e immediata. Se la freccia viene sintetizzata e ridotta ad un semplice segno, ecco che si ottiene qualcosa che non è la rappresentazione oggettiva della freccia ma una entità grafica che ne rappresenta il senso.

La parola scritta: dalla sintesi alla codifica

Lo sviluppo delle arti grafiche va di pari passo allo sviluppo della capacità umana di comunicare tramite “segni”. Un esempio è la storia del linguaggio scritto che si è evoluto partendo da pittogrammi, che sono una rappresentazione sintetica e oggettiva delle cose, passando attraverso gl’ideogrammi ancora utilizzati in alcune popolazioni, per arrivare ai fonogrammi e quindi lo sviluppo della scrittura. Da quando le parole vengono stampate esse assumono forme diverse e diversi caratteri che il progettista deve conoscere ed imparare ad utilizzare sapientemente, per far corrispondere visivamente le parole al pensiero.

Conclusione

Per diventare un vero progettista bisogna prima di tutto studiare, conoscere una metodologia progettuale in modo da sfruttare la propria creatività per il fine ultimo: La comunicazione. In questa pagina trovate la bibliografia di riferimento con tutti i libri che un grafico dovrebbe leggere è studiare per una corretta formazione.

Autore dell'articolo: Roberto Maiolino

Formazione professionale da graphic designer, lavoro nel settore nel marketing tradizionale e digitale. Una figura unica per la grafica, la comunicazione e l’advertising. Da anni lavoro per le aziende sul territorio nazionale e per le agenzie di comunicazione del Trentino-Alto Adige. www.robertomaiolino.it

2 commenti su “Il progettista grafico e la sua responsabilità

    Valentina

    (25/11/2017 - 21:15)

    Che bell’articolo! anche secondo me il termine “grafico” andrebbe abolito e sostituito con “progettista grafico”. C’è molta ignoranza su come sia il nostro lavoro e su quale sia esattamente il nostro compito. Articoli come questo ci aiutano a spiegare bene chi siamo e cosa facciamo.

      Roberto Maiolino

      (26/11/2017 - 01:18)

      Ciao Valentina, grazie per il commento. Spesso si sottovaluta l’importanza del nostro lavoro e anche per questo in Italia figure come la nostra non trovano lo spazio che meritano. Spero che questo articolo sia in qualche modo utile. Grazie ancora!

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